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Perché vinca la linea Cicchitto nel Pdl

Nella critica che, insieme ad alcuni amici e colleghi pediellini di altri comuni, ho mosso sul Foglio a Sandro Bondi si è colto solo il tema delle unioni civili. In realtà abbiamo anche criticato il metodo rispetto a decisioni e linee politiche che il Pdl adotta di volta in volta.

Da questo punto di vista, a commento delle recenti amministrative, coglie nel segno la dichiarazione rilasciata dall’ex capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Che ha dichiarato: «Il risultato non positivo di queste elezioni amministrative richiede però che si apra una riflessione sul PDL come partito. A nostro avviso non c’è contraddizione tra la leadership carismatica di Berlusconi e la costruzione, specie ai livelli regionali e locali, di un partito democratico in cui gli iscritti eleggano tutti i coordinatori, compresi quelli regionali e in cui le decisioni ai vari livelli locali, prese dopo un serio dibattito, devono essere vincolanti per tutti, in modo cogente, senza doppie liste, ricatti e separazioni seguite da ipocrite ricomposizioni. In sostanza, a mio avviso, Berlusconi deve essere sostenuto da un partito democratico e strutturato. Ciò a maggior ragione se viene ridotto, spero non totalmente abolito, il finanziamento pubblico. Infatti, siccome il finanziamento privato con l’aria che tira sarà molto limitato, bisognerà tesserare sostenitori e simpatizzanti e fare i congressi regionali e locali. In caso diverso le elezioni amministrative in alcune regioni saranno sempre un calvario».

Mi sento di condividere e rilanciare le dichiarazioni di un senatore ed esponente di spicco del mio partito. Altro che giovani scalpitanti, come ci ha bollato Bondi nella sua piccata risposta dalle colonne del quotidiano diretto dall’elefantino.

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