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Scioperi: esiste possibilità di “crumiri” interni

Foto tratta dal sito milano.repubblica.it(OMNIMILANO) Milano, 28 APR – «È arrivato il momento che a Milano, nella capitale economica che tra pochi giorni ospita il mondo ad Expo, si affronti il nodo del diritto di sciopero insieme alla libertà di iniziativa economica» è quanto dichiara il consigliere comunale Matteo Forte, del Polo dei milanesi, in merito allo sciopero dei trasporti che sta gettando la città nel caos.

«In entrambi i casi siamo di fronte a due diritti costituzionalmente garantiti, il primo dall’art. 40 e il secondo dal 41. Ad oggi, però, ha prevalso sempre il primo sul secondo. Allora, non si tratta di mettere in discussione il diritto di sciopero dei lavoratori, ma di bilanciarlo con la libertà di iniziativa economica. Sia del datore di lavoro che è libero di organizzare la propria attività limitando le conseguenze dannose dello sciopero, sia quella degli utenti che perdono ore se non giornate di lavoro a causa degli scioperi. Oggi tocca a tram e metro, ma venerdì scorso è successo con i dipendenti dei servizi per l’infanzia del Comune. E ciò danneggia soprattutto l’utenza che, tra l’altro, paga per un servizio che non ha».

Prosegue il consigliere Forte: «Esistono varie ipotesi di soluzione. Quella più radicale è sicuramente rappresentata dalla scelta già operata dal Prefetto Tronca nei giorni scorsi di precettare i lavoratori. Poi ne esiste una che richiede l’intervento del legislatore, perché l’utenza sia almeno rimborsata per i disservizi causati dagli scioperi nei settori dei pubblici servizi. Poi c’è n’è una terza che può subito essere messa in campo dal datore di lavoro, sia esso l’Atm o il Comune nel caso dei servizi per l’infanzia: quella del “crumiraggio” interno. Infatti, con la sentenza n. 14157 del 6 agosto 2012, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la condotta del datore di lavoro che, in occasione dello sciopero a cui partecipino alcuni lavoratori, sostituisca gli assenti con altri dipendenti che invece non vi abbiano aderito. Si tratta, appunto, di un’operazione di bilanciamento tra due diritti costituzionalmente garantiti, in modo da ridimensionare gli effetti causati dall’astensione dal lavoro, senza negarne la facoltà, e tutelando dove possibile anche l’anello più debole della filiera: l’utente».

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