di Simone Bianchin, su La Repubblica – ed. Milano di giovedì 29 agosto 2024
Tre anni esatti dopo il grande incendio alla torre ne servono minimo altri due per poter tornare a casa in via Antonini. Senza però che sia stato fatto quanto necessario per evitare le conseguenze che hanno subito i residenti, liquidati dal Comune di Milano due anni dopo il rogo con 3 mila euro a famiglia a titolo di rimborso per le spese di prima necessità, e che devono pagare dalle loro tasche un milione e mezzo dei 2 milioni di costi delle demolizioni, coperti solo fino a 500 mila euro dalle assicurazioni.
“Se accadesse oggi o domani un incendio come quello che ha colpito il nostro grattacielo, a chi rimane senza casa come noi succederebbe la stessa cosa”, dicono alcuni dei proprietari di appartamenti rasi al suolo dalle fiamme e che hanno solai e pavimenti da rifare.
Oltre ai danni economici, il problema sul quale tornano a insistere gli sfollati è la sicurezza: “La politica avrebbe dovuto sanare i molti vuoti normativi che il nostro caso ha fatto emergere – dice Mirko Berti, rappresentante degli ex residenti della torre -. Se si ripetesse un altro incendio oggi ci sarebbero ancora tutti gli errori e le beghe burocratiche che abbiamo vissuto noi”. Le persone rimaste senza casa in via Antonini aggiungono che purtroppo il problema dell’emergenza abitativa non è ancora stato risolto: “Non ci risulta che Comune e Regione abbiano ancora rimosso quei vincoli che hanno impedito di trovarci rapidamente una sistemazione, ed infatti abbiamo dovuto rivolgerci al mercato privato”. Berti, assieme al consigliere comunale Matteo Forte aveva anche preparato un protocollo d’intervento “che offriva delle soluzioni ai problemi che abbiamo riscontrato: la giunta ce l’ha da tre anni nel cassetto ma non lo ha mai recepito”. La richiesta per minimizzare i rischi è che cambino le normative antincendio, vietando l’uso di materiali combustibili nelle costruzioni: “Abbiamo parlato con parlamentari, consiglieri comunali e regionali di quasi tutti i partiti, indicando anche i percorsi normativi da modificare o integrare – dice Berti – ma dopo tre anni nessuno ha fatto ancora nulla. Noi siamo vivi per miracolo ma le tragedie di Grenfell e Valencia ci ricordano che dobbiamo porre rimedio ai materiali da costruzione ammessi, quelli scadenti e altamente infiammabili vanno banditi subito”.